ITALJET una storia tutta italiana – (dal 1960)

Italjet

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L’Italjet è una fabbrica di biciclette elettriche e biciclette a pedalata assistita. Anche se al momento attuale non vi sono veicoli a motore in catalogo, è stata un’azienda motociclistica italiana di Castel Guelfo di Bologna. Fu fondata nel 1960 a Bologna, da Leopoldo Tartarini, come Italemmezeta.

Moto Italjet – La Storia 

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La storia di Italjet nasce nel 1959 nella Motorvalley bolognese ed è legata indissolubilmente alla famiglia Tartarini.

Il fondatore, Leopoldo Tartarini, noto pilota motociclistico degli anni cinquanta (vinse svariate volte al Motogiro d’Italia e alla Milano-Taranto), ritiratosi dalle corse in seguito ad una brutta caduta, propose alla Ducati, azienda per la quale correva, di organizzare il giro del mondo, impresa che a quel tempo era considerata quasi impossibile.

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Avevo ancora un anno di contratto con la casa di Borgo Panigale, così abbiamo pensato di esaurirlo con qualche iniziativa propagandistica, magari a sfondo avventuroso. Prima ho pensato al periplo africano, poi ho alzato il tiro: perché non il giro del mondo?”

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I due motociclisti prendono il via il 30 settembre 1957. Da Bologna arrivano a Trieste, poi a Belgrado (Jugoslavia), Salonicco (Grecia), Istanbul (Turchia), Teheran (Iran), Karachi (Pakistan), Bombay e Delhi (India), Giacarta (Sumatra). In nave, i due raggiungono il Borneo, poi passano in Nuova Guinea e giungono in Australia, attraversandola in tutta la sua larghezza, da Darwin a Sidney.

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Ancora in nave per arrivare in Nuova Zelanda, poi ancora un’attraversata per raggiungere il Venezuela. Il viaggio prosegue quindi nell’America del sud: Caracas (Venezuela), Bogota (Colombia), Guayaquil (Equador), Santiago (Ciile), Buenos Aires (Argentina), Montevideo (Uruguay), Porto Alegre e Rio de Janeiro (Brasile). Ancora un passaggio in nave e i due raggiungono Dakar. Poi, in moto, l’arrivo a Casablanca, a Tangeri, a Gibilterra. Attraverso la Spagna e la Costa Azzurra il rientro in Italia.

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Nel complesso, Tartarini e Monetti attraversano 42 nazioni. Costo complessivo dell’operazione, circa quaranta milioni di lire dell’epoca. Per evitare che i due vengano derubati lungo il tragitto, la cifra viene loro elargita tappa per tappa. Questo significa che il percorso andava seguito con rigidità, pena trovarsi ad affrontare una pericolosa mancanza di liquidi. Ma ad ogni tappa, i due raccolgono anche un bagno di popolarità, con conferenze stampa e giornalisti pronti a carpire indiscrezioni e notizie sulla singolare avventura dei due motociclisti italiani.

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Il viaggio, durato dodici mesi, si conclude a Bologna, in un bagno di folla, il 5 settembre 1958. Due anni dopo Leopoldo Tartarini fonderà l’Italjet.

La nascita della Italjet 

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Leopoldo Tartarini iniziò a dedicarsi alla costruzione di motocicli con motore MZ, da cui il nome Italemmezeta. Il primo prodotto fu una 125 spinta dal motore a due tempi tedesco-orientale, cui fece seguito nel 1962 un ciclomotore sportivo battezzato Italjet, ispirato nelle linee alle Ducati coeve. Nel 1964 nacque il Mustang, altro ciclomotore di indole sportiva e dalle soluzioni innovative, evolutosi successivamente nel Mustang Veloce.

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La Italjet è nota per il suo design e vanta veicoli esposti nei musei MOMA e Guggenheim di New York. I modelli Italjet godranno di buon successo sia in Italia che all’estero per la loro originalità.

Sul finire degli anni sessanta la Casa emiliana rinnovò la propria gamma presentando una serie di minimoto da fuoristrada e alcuni modelli destinati al fuoristrada agonistico. Dal punto di vista commerciale, la Italjet divenne importatore italiano delle moto da cross ČZ e della Yamaha: sfruttando i motori della Casa nipponica nacquero la stradale Buccaneer 125 bicilindrica e la enduro Mad.

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Concluso il rapporto con Yamaha la Italjet iniziò a importare e distribuire in Italia la Bultaco (1977); del 1978 è il Pack-A-Way, ciclomotore che riprendeva alcune idee già viste sul modello Kit-Kat, evolutosi nel 1980 nel Pack 2, il quale impiegava motore e trasmissione del Piaggio Ciao. Con meccanica Piaggio (quella del motocarro Ape) è anche il trike Ranger.

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Nel 1980 la Italjet, approfittando delle difficoltà finanziarie della Bultaco, entrò nel settore delle moto da trial, con delle 250 e 350 il cui motore (di lontana derivazione Ducati) era costruito in proprio dalla Casa. Del 1984 è la bicicletta a motore Tiffany.

Nel 1986 l’azienda cessò la produzione di motocicli (fu mantenuta solo quella delle minimoto), per riprendere due anni dopo con una serie di scooter, come i modelli Dragster, Formula, Torpedo e Velocifero degli anni novanta.

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Del 1999 è il prototipo di una nuova Grifon, con motore Triumph 900 cm³, mentre nel 2002 fu presentato il prototipo Amarcord, con ciclistica da moto e motore Piaggio 250 cm³ da scooter. Fu il canto del cigno della Italjet, costretta a sospendere la produzione di ciclomotori e motocicli e a ridimensionare la propria attività. La Italjet è tuttora esistente anche se la sua produzione, limitata ad un assemblaggio di bici elettriche, si è ridotta al minimo.

Italjet – Le competizioni

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Il legame tra l’Italjet e le competizioni risale al passato sportivo del fondatore. Nel 1965 entrò in produzione il modello Vampire, moto da corsa per la neonata categoria 60 Cadetti, di buon successo sportivo. Altro modello di successo nelle corse è la Buccaneer, con la quale la Italjet vinse tre campionati italiani juniores della ottavo di litro (dal 1973 al 1975).

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Nel 1979 la Casa emiliana si dedicò al trial, dapprima sostenendo Bernie Schreiber nel campionato mondiale e Ettore Baldini nel campionato italiano, e, dal 1980, con una propria moto, ottenendo ottimi risultati a livello nazionale e mondiale. Nella stagione 2000 la Italjet fece il suo ingresso nel motomondiale, presentandosi nella classe 125 con la F 125. ( 2set18 )

Ancora bellissime immagini di modelli Italjet

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