FERRARI 330 GT 2+2 e SHOOTING BREAKE – (1964/1967) – Italia

FERRARI GT

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Ferrari 330 GT 2+2

La 330 GT 2+2 è una autovettura sportiva prodotta dalla Ferrari dal 1964 al 1967.

Fu costruita in due serie, che differivano principalmente dai gruppi ottici dei fanali anteriori. Nella prima, prodotta dal 1964 al 1965, erano quattro, mentre nella seconda, prodotta dal 1965 al 1967, erano solo due.

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La prima serie fu presentata al Salone dell’automobile di Bruxelles nel gennaio del 1964, e rimpiazzò la 250 GT 2+2. Fu progettata da Pininfarina che studiò un modello con un passo più lungo di 50 mm e con lo spazio per i passeggeri posteriori più ampio.

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La seconda serie fu lanciata nella metà del 1965 con un frontale totalmente nuovo, che la faceva rassomigliare alla 275 GTS. Furono modificati i cerchioni che da una struttura a raggi, peculiare delle Ferrari dell’epoca, divennero forati. Furono anche approntati cambiamenti alle prese d’aria, agli interni e fu aggiunta l’aria condizionata.

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Furono costruiti 625 esemplari della prima serie e 474 della seconda.

Caratteristiche tecniche

Il motore era un V12 a 60° montato anterioriormente, longitudinale e da 3967,44 cm³ di cilindrata. L’alesaggio e la corsa erano rispettivamente di 77 mm e 71 mm, con le candele posizionate esternamente alla V del motore. Il rapporto di compressione era di 8,8:1. La potenza erogata dal propulsore era di 300 CV a 6600 giri al minuto.

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La distribuzione era monoalbero con due valvole per cilindro. L’alimentazione era fornita da tre carburatori a doppio corpo di marca Weber e modello 40 DCZ/6 o 40 DFI. L’accensione era singola ed era formata da due bobine con i distributori posizionati nella parte posteriore del propulsore e da due spinterogeni. La lubrificazione era a carter umido.

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Il telaio era quello tipico utilizzato dalle Ferrari dell’epoca, vale a dire una struttura principale a sezione ovoidale e con crociere di rinforzo, ed un’altra architettura ausiliaria che serviva a sostenere la carrozzeria e gli accessori. Tutti i componenti erano in acciaio.

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Le sospensioni anteriori erano indipendenti, con quadrilateri trasversali e barra stabilizzatrice. Quelle posteriori erano formate da un ponte rigido con molle a balestra longitudinali e doppi puntoni laterali. Entrambe montavano ammortizzatori telescopici e molle elicoidali, queste ultime coassiali agli ammortizzatori stessi sulle sospensioni posteriori. Lo sterzo era a vite senza fine e settore dentato; durante la commercializzazione il servosterzo fu disponibile come optional.

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Il cambio era inizialmente a quattro rapporti sincronizzati, con la quinta marcia con overdrive; gli ultimi esemplari prodotti della prima serie e quelli della seconda furono provvisti di cinque rapporti sincronizzati. Quando ci fu il cambiamento da quattro a cinque rapporti, ci fu il passaggio da una frizione monodisco comandata meccanicamente ad una comandata idraulicamente. I freni erano a disco con sistemi idraulici divisi.

La velocità massima raggiunta dal veicolo era di 245 km/h

Ferrari GT versione speciale Shooting Breake

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Correva l’anno 1968 e l’idea di creare non tanto una Ferrari wagon, quanto una più sportiveggiante “shooting Breake”, definizione inglese che in precedenza si era adattata a meraviglia persino ad alcune Aston Martin fuoriserie, venne fuori a Chinettii figlio del mitico fondatore della Nart. Rivoltosi all’artista Bob Peak, che disegna il concept sulla base di una Ferrari GT, Chinetti si affida poi ai battilastra di Vignale, che traducono in realtà il bozzetto.

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Ferrari GT Shooting Breake – Vista completa

Ne esce una vettura assai strana, con la parte posteriore del padiglione applicata quasi fosse il tettuccio di un pickup. Anche la colorazione è vistosa: verde metallizzato con tetto e “hardtop” posteriore in oro. Dopo l’esposizione al Salone di Torino del 1967, l’auto arriva nelle mani di Chinetti, che la tiene dieci anni, poi la vende a un cliente.

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Negli nani Novanta viene acquistata dal collezionista francese Paturau che la espone a vari concorsi. Nel 2008 viene venduta all’asta per mezzo milione di euro ed infine arriva tra le mani di uno degli odierni ferraristi più accaniti:

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il cantante Jay Kay del Jamiroquai possessore di altre Ferrari a tiratura limitata. Sembra però che non sia rimasto molto soddisfatto infatti, dopo averne cambiato il colore in bronzo metallizzato monocolore l’ha rimessa in vendita alla rispettabile cifra di 874.000 dollari.  ( 2ago17 )

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Articolo in collaborazione con : http://curiosando708090.altervista.org



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