DE TOMASO PANTERA – (1971/1990) – Italia

DE TOMASO PANTERA

De Tomaso PanteraIl sound di uno dei primi modelli – Clicca Sopra

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La De Tomaso Pantera è un’autovettura granturismo prodotta dalla casa automobilistica italiana De Tomaso tra il 1971 ed il 1993, frutto di una collaborazione industriale con la Ford Motor Company.

De Tomaso Pantera – La nascita

De Tomaso Pantera

La “Pantera” nacque nei mesi a cavallo tra il 1969 ed il 1970, su spinta della Ford, che voleva commercializzare una vettura a motore centrale ad elevate prestazioni per conseguire il duplice risultato di sfruttare commercialmente in Europa i successi sportivi ottenuti con la “GT 40” e contrastare il successo ottenuto dalla Corvette (di produzione General Motors) sul mercato statunitense.

De Tomaso Pantera

Meraviglioso posteriore di una De Tomaso Pantera

La realizzazione della vettura fu affidata ad una giovane azienda emiliana, la De Tomaso, che realizzò il prototipo rielaborando lo schema tecnico già sperimentato sulla “Mangusta”, con carrozzeria disegnata da Tom Tjaarda. Assemblata negli stabilimenti della carrozzeria Vignale, all’epoca di proprietà della De Tomaso, la “Pantera” è una coupé a due posti con motore centrale dall’impostazione molto sportiva. La commercializzazione cominciò nella primavera del 1971.

De Tomaso Pantera

Lo staff tecnico della Casa di Modena, guidato da Gianpaolo Dallara, abbandonò il costoso telaio a trave centrale della “Mangusta” e per la “Pantera” scelse la più economica soluzione della carrozzeria monoscocca, in quanto la Ford voleva vendere la vettura ad un prezzo concorrenziale e aveva bisogno di un elevato ritmo produttivo, incompatibile con l’artigianale processo di costruzione dei telai a traliccio.

De Tomaso Pantera

Il propulsore è il V8 Ford Cleveland 351 di 5763 cm³ (pari a 351 pollici cubi) che, alimentato da un grosso carburatore quadricorpo Holley, eroga 330 cv.
Tipiche, in rapporto all’impostazione generale della vettura, le altre soluzioni: trazione posteriore, sospensioni a triangoli sovrapposti (sia davanti che dietro), freni a disco autoventilati, cambio manuale a 5 rapporti sincronizzati ZF e differenziale autobloccante.

De Tomaso Pantera

La Pantera, esportata negli Stati Uniti direttamente dalla Ford (che la vendeva attraverso la rete Mercury) ebbe un buon successo. Nell’agosto del 1972 la versione standard venne affiancata dalla Pantera L, con paraurti maggiorati neri (per conformarsi alla nuova normativa che imponeva il test d’impatto a 8 km/h senza subire danni) e allestimento più curato, mentre l’anno successivo arrivò anche la Pantera GTS.

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Quest’ultima manteneva la medesima meccanica me era caratterizzata da un’aggressiva livrea bicolore (con cofano e parte inferiore della carrozzeria verniciati di nero opaco), da parafanghi allargati, da cerchi maggiorati e fu realizzata dietro pressione dei clienti americani, attratti dalla versione della GTS venduta in Europa a partire dal novembre 1971, che era però spinta da un motore potenziato a 350cv.

De Tomaso Pantera

La costante crescita delle vendite sul mercato nordamericano soddisfaceva la Ford, nonostante l’auto soffrisse di una qualità costruttiva non eccelsa, ma l’effetto combinato della crisi petrolifera del 1973 e dell’introduzione negli Stati Uniti d’America di norme più restrittive in materia di sicurezza dei veicoli e delle loro emissioni inquinanti rese necessarie pesanti modifiche alla vettura italo-americana, spingendo la casa di Detroit ad un ripensamento dei propri piani.

De Tomaso Pantera

Alejandro De Tomaso credeva ancora nella bontà del prodotto e chiese al progettista Tom Tjaarda della Carrozzeria Ghia di realizzare una nuova versione della Pantera: nuovi paraurti in linea con le nuove norme di sicurezza e una rivisitazione della parte posteriore (simile alla Maserati Merak) erano le maggiori differenze per la Pantera II presentata al salone dell’automobile di Los Angeles del 1974.

De Tomaso Pantera

Ma la Ford aveva già deciso di staccare la spina alla joint-venture, pertanto chiuse lo stabilimento Vignale e si sbarazzò delle linee produttive delle carrozzerie – lasciando la De Tomaso a produrre le vetture per conto proprio nello stabilimento di Modena con le proprie attrezzature – e cercò un nuovo partner in nordamerica per avviare la produzione della Pantera II, nel frattempo ribattezzata Ghia Monttella e trasportata alla sede centrale della Ford a Detroit: il progetto non suscitò interesse e anni dopo il prototipo della vettura fu venduto a un collezionista insieme ad altri prototipi Ghia, per poi essere riportato alle condizioni originali nel 2008.De Tomaso Pantera

L’improvviso disimpegno della Ford nel 1974 ebbe tutta una serie di effetti negativi sulla produzione della Pantera: la perdita degli stabilimenti Vignale e della consulenza della Ghia (entrambe di proprietà Ford), l’aumento improvviso del prezzo di listino (a causa della riduzione a poche decine degli esemplari assemblati), la perdita della rete di vendita negli Stati Uniti. Il prestigio acquisito in quegli anni dalla Pantera con le numerose vittorie ottenute a partire dal 1972 nel Gruppo 4 e nel Gruppo 5 del mondiale marche, tuttavia, “consigliò” a De Tomaso di proseguirne la produzione, nonostante le difficoltà che si ponevano all’orizzonte.

De Tomaso Pantera

Il ritmo di produzione crollò da 40 esemplari a settimana del 1974 fino a scendere a 1 o 2 esemplari a settimana del periodo successivo, con un totale di meno di 300 esemplari prodotti tra il 1975 e il 1979 e meno di 500 esemplari nel decennio successivo. La vettura fu sottoposta a piccole modifiche di dettaglio tra il 1975 e il 1980 quando, a partire dal telaio nr.9000, si procedette ad una completa revisione del telaio stesso.

Nonostante tutto sull’onda dei successi sportivi la gamma s’arricchì nel maggio 1980 della variante GT5 e nel novembre 1984 della GT5-S, entrambe caratterizzate (a imitazione delle versioni da gara) da pneumatici maggiorati, da vistose appendici aerodinamiche quali spoiler anteriore, bandelle sottoporta e alettone posteriore, da parafanghi allargati e da abbondanti prese d’aria.

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Mentre GT5 aveva i parafanghi maggiorati mediante estensioni di vetroresina rivettate sulla carrozzeria di metallo, la GT5-S ebbe nuovi pannelli della carrozzeria che integravano i parafanghi in acciaio ridisegnati. Dal punto di vista meccanico sia l’una che l’altra erano identiche alle precedenti GTS. ( 2mag17 )

Dopo il 1974 gli stabilimenti nordamericani della Ford cessarono la produzione del motore Cleveland 351 e, una volta terminati i motori ancora in deposito, la De Tomaso cominciò a farli arrivare dall’Australia, dove la filiale locale della casa statunitense ne continuò la produzione fino al 1984 e il distributore locale della casa modenese ne fece una grossa scorta: una volta esaurito anche questo canale di approvvigionamento, la casa passò a montare i Windsor 351 di produzione statunitense a partire dalle vetture prodotte nel 1986.

La prima serie della De Tomaso Pantera venne prodotta fino al 1990 in 7258 esemplari.

De Tomaso Pantera

 Articolo in collaborazione con: http://www.curiosando708090.altervista.org



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